Transizione digitale, perchè in Italia è a rischio rallentamento? 

La trasformazione digitale delle imprese italiane è a rischio di rallentamento a causa della crescente difficoltà nel trovare personale qualificato. Secondo un’indagine condotta da Confartigianato, le aziende italiane hanno bisogno di circa 699mila lavoratori con competenze digitali avanzate, ma attualmente non riescono a coprire oltre la metà delle posizioni richieste (51,8%).

In particolare, mancano all’appello circa 362mila professionisti in grado di gestire tecnologie come l’intelligenza artificiale, il cloud computing, l’Internet of Things (IoT) industriale, la data analytics, i big data, la realtà virtuale e aumentata e la blockchain.

La rilevazione di Confartigianato

L’indagine di Confartigianato ha suscitato un notevole interesse mediatico. Il 21 agosto, i principali quotidiani nazionali, tra cui il Corriere della Sera, Il Giornale, Libero e Il Messaggero, hanno dedicato ampio spazio alla questione.

Anche numerosi portali di informazione, come IlSole24ore.com, hanno trattato l’argomento in modo approfondito. Sul fronte televisivo, diversi telegiornali hanno trasmesso servizi sulla carenza di personale qualificato, tra cui Tg5, Tgcom24, Tg1 e Tg2. Inoltre, il 22 agosto, il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha rilasciato un’intervista approfondita a Tgcom24.

Regioni e province in cui il personale manca di più 

Confartigianato ha stilato una classifica delle regioni e province italiane in cui la mancanza di personale con competenze digitali è più acuta. A livello regionale, il Trentino-Alto Adige è in cima alla lista, con il 65,8% delle posizioni vacanti, seguito da Friuli-Venezia Giulia (62,6%) e Umbria (60,3%). Anche regioni come Marche, Veneto ed Emilia-Romagna presentano percentuali di posti non coperti superiori alla media nazionale.

A livello provinciale, Bolzano risulta essere la provincia con la maggiore difficoltà nel trovare personale qualificato, con il 69,2% delle posizioni vacanti, seguita da Trieste, Terni e Udine. Altre province che affrontano sfide significative includono Lucca, Lodi, Gorizia e Trento.

Imprese, le strategie per trovare i talenti 

Per far fronte alla carenza di lavoratori qualificati, le imprese italiane stanno adottando diverse strategie. Secondo il rapporto di Confartigianato, il 32,6% dei piccoli imprenditori ha aumentato i salari, il 28,5% ha introdotto una maggiore flessibilità negli orari di lavoro e il 24,9% ha rafforzato la collaborazione con le scuole tecniche e professionali.
Questo è fondamentale, poiché il 72% dei lavoratori richiesti dalle piccole imprese necessita di un titolo tecnico secondario o di una laurea in discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica).

Serve una politica per la formazione 

Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha sottolineato l’importanza di sviluppare una politica formativa efficace e di promuovere un dialogo più stretto tra scuola, istruzione professionale e imprese per colmare il gap di competenze digitali.

Regione Lombardia, le mosse tech per far incontrare aziende e giovani 

In Lombardia, la disoccupazione e la percentuale di Neet (giovani che non studiano e non lavorano) sono in calo, più che nel resto d’Italia. Anche la dispersione scolastica è diminuita dopo gli anni della pandemia, quando la didattica a distanza (Dad) ha allontanato molti ragazzi dalle aule.

Tuttavia, rimane un problema: le competenze dei giovani non sono sempre allineate alle esigenze del mondo del lavoro. Questo fenomeno, noto come mismatch, è al centro degli sforzi della Regione Lombardia per trovare soluzioni efficaci.

Arriva la web app LabLab

Per combattere il mismatch, Regione Lombardia ha lanciato ‘LabLab’, una web app che mette in contatto diretto gli studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori con le aziende. “Ogni anno aumentano il numero di fiere ed eventi per colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro, ma il mismatch sembra non smettere di aumentare”, afferma Simona Tironi, assessore a Istruzione, Formazione e Lavoro.

Secondo il rapporto di Unioncamere ‘Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2024-2028)’, riferisce Adnkronos, per il 2023 in Italia ben il 45% delle assunzioni ha riscontrato difficoltà nel reperire personale.

Una piccola rivoluzione per l’orientamento

“Eravamo stufi di tanti progetti dedicati all’orientamento che poco dopo svanivano nel nulla”, racconta Tironi. “Ci siamo detti che serviva un’azione di sistema forte e globale, partendo ‘dalla fonte’, portando gli studenti nel punto più vicino possibile a dove si produce, affinché si chiedano ‘Questo potrebbe piacermi?'” Da qui l’idea di dar vita a “una piccola rivoluzione”: da ottobre, gli studenti potranno visitare le aziende come se fosse un colloquio di lavoro di un giorno intero, una giornata dedicata al singolo studente.

Come funziona la piattaforma

Sulla piattaforma LabLab, gli studenti possono visitare i profili delle aziende, scegliere quella di maggiore interesse e prenotare una ‘Job Experience’ in base alle disponibilità di date e orari fornite dalle aziende. Perché questa “grande operazione di sistema” funzioni, è essenziale che le aziende si registrino su LabLab. “Le aziende devono crederci e sapere che essere presenti oggi su questa piattaforma significa prendere al volo un’opportunità”, sostiene Tironi.

Adesione delle aziende e aspettative per il futuro

Un richiamo che ha già raggiunto centinaia di aziende, registratesi nei primi giorni dall’apertura della web app. “Se le aziende lombarde aderiranno in massa, sarà una rivoluzione. Potremmo contagiare il resto del Paese”, afferma Tironi. “Voglio vedere tante aziende aperte ad accogliere i ragazzi e i loro genitori per spiegare loro che cosa sta accadendo e quale futuro avremo nel mercato del lavoro”.

LabLab rappresenta un passo avanti significativo per allineare le competenze dei giovani alle esigenze del mercato del lavoro, offrendo loro esperienze concrete e dirette nel mondo produttivo.

e-commerce: come rispettare la Direttiva Omnibus e il decreto 70/2003?

Fornire informazioni generali sul merchant in modo chiaro e comprensibile è il primo obbligo informativo precontrattuale per chiunque voglia vendere online.

Si tratta di un requisito normativo, stabilito dal D.lgs. 70/2003 e richiamato dall’art. 49 comma 1, lett. b) e c) del Codice del Consumo, che impone alla società o al professionista di fornire il nome, la denominazione o la ragione sociale, l’indirizzo geografico del domicilio o della sede legale, i recapiti di contatto, oltre a il numero di partita IVA, il numero di iscrizione REA o al registro imprese, eventuali dati di iscrizione in un pubblico registro, eventuali autorizzazioni, concessioni o licenze rilasciate da autorità, ed eventuali dati di iscrizione a ordini professionali.

Le informazioni generali sul venditore devono essere facilmente accessibili sul sito

Come spiega Netcomm, punto di riferimento in materia di e-commerce e retail digitale nel panorama nazionale e internazionale, tali informazioni svolgono una precisa funzione, quella di identificare la parte contrattuale, ovvero il venditore, con cui il consumatore andrà a stipulare il contratto di compravendita a distanza.

Per questo motivo, le informazioni devono essere sempre facilmente accessibili e costantemente aggiornate dal professionista.
Queste informazioni devono essere collocate nel footer del sito o nelle Condizioni Generali di Vendita per garantire la loro accessibilità

Un’attenzione particolare merita l’informazione sui contatti

Con il recepimento della Direttiva UE 2019/2161, c.d. Direttiva Omnibus, a opera del D.lgs. n. 26 del 2023, ora viene richiesto all’art. 49 comma 1, lett. c) del Codice del Consumo che il professionista indichi il numero di telefono e l’e-mail, così da consentire al consumatore di contattarlo rapidamente e di comunicare efficacemente con lui.

Non solo. Se il merchant utilizza altri mezzi di contatto con il consumatore è tenuto a garantire la conservazione dei messaggi su un supporto durevole, con indicazione di data e ora di ricezione e invio.
Inoltre, il professionista deve fornire anche le informazioni relative sull’utilizzo di tale altro mezzo.

Il modulo telematico di contatto e assistenza

Un esempio comune è il modulo telematico di assistenza e contatto, sempre più diffuso tra i siti di e-commerce.
Tramite questo strumento di contatto, l’utente-consumatore, dopo aver inserito i propri dati e la descrizione della richiesta, trasmette la comunicazione (previo rilascio del consenso sul trattamento dei dati) e riceve una conferma di ricezione con data e ora via e-mail, assicurando così la conservazione del messaggio.

Un altro strumento spesso presente sui portali e-commerce è la chat. Anche in questo caso, una volta terminata la conversazione con il cliente, il sito dovrebbe consentire di conservare lo scambio di messaggi (ad esempio, tramite un tasto di ‘salva la chat’), sia che si sia svolto interamente con un sistema automatizzato, oppure anche con l’intervento di un operatore fisico.

Saldi: sì allo sconto, no alle fregature. Come fare?

Tempo di saldi estivi: come acquistare capi scontati evitando le fregature? Basta seguire i consigli di Altroconsumo, che ha condiviso un vademecum per fare acquisti, fisici e online, a prezzi scontati e al riparo dalle brutte sorprese.
Per prima cosa, fare un giro tra i negozi qualche giorno prima della data di inizio dei saldi. Ciò permette di capire cosa acquistare, ed essere sicuri che al momento del saldo merce e prezzo siano stati veramente scontati.

Per acquistare capi di abbigliamento davvero convenienti, che siano scarpe, intimo, o i ‘must have’ della stagione, è bene non farsi prendere dalla frenesia del momento, e fare attenzione ad alcune semplici regole.

Prova in camerino: fondamentale per verificare la vestibilità

Si devono sempre provare i capi da acquistare. Nonostante i negozianti non siano obbligati a permettere la prova, è sempre meglio verificare la vestibilità.
Un altro punto fondamentale riguarda le etichette. È bene evitare di acquistare capi d’abbigliamento privi di etichette di composizione e manutenzione. Queste informazioni sono cruciali per sapere come trattare il tessuto, sia per la pulizia a secco sia per il lavaggio in acqua, evitando così di danneggiare il capo.

E bisogna tenere conto del fatto che il cambio dei prodotti non difettati è a discrezione del negoziante. Prima di acquistare, bisogna quindi informarsi sulle politiche di reso e di garanzia. Infatti, anche i prodotti in saldo sono soggetti a specifiche politiche di garanzia.

Attenzione al prezzo “giusto”!

Per evitare confusione e acquisti non desiderati, la merce in saldo deve essere esposta separatamente da quella non scontata.
Se questa regola non viene rispettata, il consumatore può segnalare l’irregolarità alla polizia municipale.

Per assicurarsi di acquistare capi realmente scontati, inoltre, è bene fare attenzione a come vengano applicate le giuste regole su prezzi e modalità di pagamento.
I prezzi esposti vincolano il venditore: se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, è opportuno segnalarlo al negoziante e non esitare, in caso di problemi, a far intervenire la polizia municipale.

Pagamenti: multe ai negozianti che non accettano quelli digitali

Ricordarsi poi che dal 2022 chi non accetta pagamenti con bancomat e carte di credito può essere sanzionato con 30 euro di multa a cui si aggiunge una quota pari al 4% del valore della transazione rifiutata. Il negoziante è quindi tenuto ad accettare i pagamenti digitali anche in periodo di saldi.

Non è poi possibile aumentare prezzi per pagamenti effettuati con carta, e non possono essere applicate commissioni aggiuntive.

Barometro del rischio: nel 2024 prevista crescita mondiale a +2,5%

È quanto emerge dal Barometro Rischio paese e settoriale di giugno 2024 di Coface: la previsione di crescita mondiale per il 2024 è rivista al rialzo al 2,5%, con una stabilizzazione attesa al 2,7% nel 2025.
Il Barometro di Coface ha rivisto le valutazioni di 5 paesi, con 4 riclassificazioni in positivo e 1 declassamento, e 26 settori, di cui 20 riclassificazioni in positivo e 6 declassamenti.

Nonostante in tutto il mondo persistano rischi economici, sociali e politici, il 2024 è iniziato meglio rispetto ai due esercizi precedenti, segnati dai disordini della pandemia, l’invasione dell’Ucraina e la crisi bancaria negli Stati Uniti.
Tuttavia, il primo trimestre 2024 ha registrato un rallentamento dell’attività negli Stati Uniti. Ma la crescita moderata di Stati Uniti e Cina dovrebbe essere compensata dall’accelerazione di numerosi paesi emergenti.

Europa uscita dalla recessione?

“Nel primo trimestre 2024, l’Europa, con una crescita del PIL dello 0,3% e un’attività in ripresa grazie al settore dei servizi, sembra essere uscita dalla recessione – si legge nel rapporto -. Il rallentamento della disinflazione negli Stati Uniti conferma che la fase finale della lotta all’inflazione è in effetti la più difficile. La causa è da imputare ai prezzi dei servizi, e soprattutto a quelli degli alloggi, che rimangono elevati. In Europa, l’inflazione ha registrato un rialzo al 2,6% nel mese di maggio, dopo essere scesa al 2,4% in aprile – continua il rapporto -. Il probabile aumento dei salari dovrebbe stimolare i consumi, ma determinerà un rallentamento della disinflazione. L’ulteriore contenimento dell’inflazione intorno al 2% potrà avvenire solo a costo di un deterioramento del mercato del lavoro o dei margini operativi delle imprese, con il rischio di un ulteriore incremento delle insolvenze”.

Sud-est asiatico e Africa accelerano

Le ultime proiezioni delle autorità monetarie degli Stati Uniti confermano che i tagli dei tassi dovranno attendere la fine dell’estate, o addirittura dell’anno.
A fronte del rinvio della Fed, i paesi emergenti dovranno rallentare o ritardare il ciclo di riduzione dei tassi per evitare una risalita dell’inflazione attraverso le importazioni.

Malgrado tale rinvio, numerose regioni assisteranno a una dinamica positiva, come alcuni paesi del sud-est asiatico (Vietnam e Filippine. India), e l’Africa, con una accelerazione in tutte le principali economie: Nigeria, Egitto, Algeria, Etiopia, Marocco, e in misura minore, Sudafrica.

L’inflazione rallenta, l’economia è in ripresa

“Dopo due anni in cui lo scenario economico internazionale si è trovato a fronteggiare sfide economiche e geopolitiche significative, all’inizio del 2024 l’economia mondiale sembra riprendersi, grazie a un complessivo rallentamento dell’inflazione – commenta Ernesto De Martinis, ceo di Coface in Italia e Head of Strategy Regione Mediterraneo & Africa, come riporta Adnkronos -. In questo scenario, se le economie strategiche di Stati Uniti e Cina faticano a raggiungere l’andamento registrato prima della pandemia, si prevede comunque una crescita mondiale complessiva, in cui un ruolo importante è giocato dai Paesi emergenti e dall’accelerazione che si registra nelle loro economie”.

Climate change: perché gli studenti sono preoccupati per il Pianeta e lo spreco alimentare?

In Italia, il 76% degli studenti è preoccupato per il futuro del pianeta, e oltre 2 studenti su 3 pensano che lo spreco di cibo sia il fenomeno che incide maggiormente in modo negativo sull’ambiente (70%).

È uno dei dati emersi dal sondaggio condotto da Too Good To Go in collaborazione con ISIC – la Carta d’Identità Internazionale degli Studenti in Italia, Francia, Spagna e Portogallo.
Il cambiamento climatico è sempre più visibile, e il costante aumento del costo della vita sono temi fondamentali per italiani ed europei. L’eco-ansia, ovvero la sensazione di disagio e paura che si prova al pensiero di possibili disastri legati ai cambiamenti ambientali, colpisce sempre più giovani. Ridurre gli sprechi, per loro, è quindi la prima soluzione per contrastare il cambiamento climatico (78%). 

La necessità di ridurre il proprio impatto sull’ambiente

La consapevolezza di dover ridurre gli sprechi si traduce nelle scelte di consumo quotidiane, influenzate anche dal caro vita. Dai giovani, lo spreco alimentare come causa del climate change è considerato secondo solo all’uso della plastica (74%) e lo spreco di acqua (60%) e primo nella categoria di spreco di risorse ambientali.

Una consapevolezza in linea con i dati espressi dall’Eurobarometro, secondo il quale circa tre quarti dei giovani (76%) affermano di provare ad adattare il proprio stile di vita per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente.

Fiducia nell’intervento delle istituzioni europee

L’importanza di azioni e interventi legislativi da mettere in pratica per arginare il problema è molto sentita tra i più giovani. Più di un intervistato italiano su 2 (56%), dichiara di aver fiducia nelle istituzioni europee. Un sentiment di fiducia positivo, inferiore rispetto a quanto registrato in Francia (70%) e Spagna (80%).

Tra gli accorgimenti individuali per ridurre gli sprechi, oltre all’utilizzo di app antispreco, gli studenti italiani indicano la pianificazione dei pasti e un’accurata lista della spesa. E tra le spese ridotte a causa dell’aumento dei prezzi, cenare fuori (98%) e ordinare i pasti a domicilio (53%). 

Pianificare i pasti e prestare attenzione alla spesa 

Insieme alle ridotte spese relative al cibo, emerge anche una maggiore attenzione alla sostenibilità. Nove studenti su 10 sprecano meno del 10% del cibo che acquistano, e il 59% ne spreca meno del 5%.

Queste basse percentuali sono spiegate anche dalla maggiore attenzione che gli studenti dedicano alla pianificazione dei pasti (41%) o alla lista della spesa (54%), in aggiunta a soluzioni che aiutano ad acquistare cibo in maniera più sostenibile e attenta grazie a soluzioni antispreco.
Nonostante questi accorgimenti, circa la metà (47%) avrebbe però bisogno di un ulteriore budget mensile, quantificato in almeno 100 euro per poter mangiare bene e correttamente.

Commercio al dettaglio: più consegne meno negozi. In tre mesi sparite quasi 10.000 vetrine

Le vetrine continuano a spostarsi dalla strada alla rete: nei primi tre mesi del 2024 sono scomparsi quasi diecimila negozi (9.828), per una media di oltre quattro in meno ogni ora. A contempo, a questo crollo corrisponde la crescita inarrestabile degli acquisti online, che secondo le stime di Confesercenti, lieviteranno del +13% nel corso del 2024.

Con la migrazione degli acquisti verso le piattaforme internazionali di e-commerce, che spesso pagano le imposte in altri paesi, migra anche il gettito fiscale generato dai negozi.
Lo scambio tra vetrine e pacchi non è infatti alla pari per l’economia dei territori.

Più chiusure e sempre meno aperture 

A pesare sono le chiusure, 17.243 tra gennaio e marzo, ma soprattutto la frenata della natalità delle imprese.
Le aperture di nuove attività continuano infatti a diminuire, e nel primo trimestre di quest’anno sono state solo 7.415. Dieci anni fa erano più del doppio. Colpa delle difficoltà per le neoimprese di affrontare un mercato sempre più dominato da grandi gruppi e giganti dell’online.

La desertificazione delle attività commerciali colpisce tutto il territorio nazionale, anche se a registrare i saldi peggiori sono le regioni con un tessuto commerciale più sviluppato. In termini assoluti, a subire la perdita più rilevante di imprese è la Campania, con un saldo negativo di -1.225 attività commerciali nel trimestre, seguita da Lombardia (-1.154) e Lazio (-1.063).

Calano i punti vendita di prossimità

Rispetto al 2012, tra chiusure e mancate aperture, il numero di negozi di vicinato al servizio della comunità è calato del -14,3% circa. In media, ci sono 12 imprese ogni mille abitanti.

Se le vetrine scompaiono, e con loro il servizio sul territorio per i cittadini, le consegne di acquisti online, invece, fanno boom. In poco più dieci anni le consegne sono cresciute di quasi dieci volte: erano 75milioni circa nel 2013, quest’anno dovrebbero arrivare a 734 milioni a livello nazionale, di cui oltre un terzo nelle tre regioni più interessate, Lombardia (124 milioni di consegne), Lazio (71 milioni circa), Campania (69,6 milioni).

In dieci anni il fisco ha perso oltre 5 miliardi di entrate

Dal 2014 a oggi il tessuto commerciale italiano ha perso oltre 92mila imprese, e con loro, l’Irpef, la tari, e gli altri tributi pagati dai negozi.
In media, la desertificazione commerciale ha portato a una perdita cumulata di 5,2 miliardi di euro di tasse negli ultimi dieci anni. A perderci, fisco centrale ed enti locali.

Del gettito sfumato, il 17,4% (910 milioni) sarebbe stato di IMU, il 12,6% (660 milioni) di TARI, il 42,7% (2,24 miliardi) di Irpef, a cui si aggiungono 223 milioni (4,3%) di addizionale regionale e comunale Irpef, 700 milioni di euro di Irap (il 13,4%) e 510 milioni di euro di altri tributi comunali (9,7% del totale).

ESG e AI: migliorano le performance, ma non sottovalutare i rischi 

Nonostante un impatto positivo e un evidente potenziale dell’Intelligenza artificiale nelle pratiche di sviluppo sostenibile, Kaspersky invita le aziende a non dimenticare i rischi associati all’introduzione di questa nuova tecnologia.

Sono sempre di più le organizzazioni che intraprendono cambiamenti a lungo termine per promuovere un futuro sostenibile. E sono sempre di più quelle che si affidano agli strumenti di AI per portare avanti le policy ESG, criteri orami fondamentali nelle decisioni di investimento e nelle operazioni di M&A. L’Intelligenza artificiale permette infatti di accrescere le competenze delle organizzazioni nel promuovere processi ambientali, sociali e di governance, nonché affrontare le sfide della sostenibilità per costruire un futuro sostenibile.

Affidare all’algoritmo la gestione ambientale e la riduzione degli sprechi

Di fatto, gli algoritmi di AI e machine learning possono contribuire a rafforzare l’impegno delle aziende in materia di gestione ambientale, perfezionando le strategie per affrontare in modo efficace i problemi di sostenibilità.

Le aziende possono, ad esempio, monitorare l’impiego e il consumo di energia grazie a modelli di AI, ottimizzando le impostazioni di utilizzo per ridurre le emissioni. Lo studio dell’Unione Europea sottolinea il potenziale di trasformazione di questo approccio, prevedendo un risparmio energetico fino al 15%.
Ma l’impiego di algoritmi di AI offre alle aziende una soluzione strategica anche per ridurre al minimo gli sprechi, grazie ai sensori e lo smistamento automatico dei rifiuti nelle fabbriche.

Il Machine learning al servizio degli HR

AI e ML possono aiutare le aziende a identificare le potenziali preoccupazioni ed esigenze dei dipendenti e suggerire i modi in cui le aziende possono aumentarne benessere e soddisfazione.
I sistemi basati sull’AI possono aiutare i professionisti delle risorse umane a mantenere gli stipendi in linea con gli standard di settore e di mercato, garantendone la competitività, analizzando al contempo le performance per prendere decisioni informate su aumenti e bonus basati sul merito.

Quanto ai fattori di governance i sistemi avanzati di AI scansionano autonomamente i database normativi e gli annunci ufficiali alla ricerca di aggiornamenti o modifiche. Un aspetto che potrebbe essere ricondotto anche alla governance dei dati, per identificare le anomalie e garantire una protezione continua dei dati dei clienti. 

AI: mantenere il controllo sui sistemi di apprendimento automatico 

Per garantire lo sviluppo e l’adozione sostenibile dell’AI nelle iniziative aziendali, è però necessario condurre regolarmente la valutazione dell’impatto sulla privacy, audit di sicurezza e pratiche di trasparenza per individuare eventuali rischi e vulnerabilità potenziali nella gestione dei dati.

È essenziale rispettare gli standard di settore nella fase di analisi della qualità dei modelli, oltre a garantire la disponibilità di metriche di qualità e mantenere il controllo sui dati e sui modelli sottostanti utilizzati per creare algoritmi di apprendimento automatico.

The State of Ransomware 2024: Italia al 3° posto per numero di attacchi

Lo ha scoperto Sophos, che ha condotto l’ultima edizione del report annuale ‘The State of Ransomware 2024. Con il 68% delle imprese colpite l’Italia è al 3° posto al mondo per numero di attacchi ransomware, dietro solo al Sudafrica, che conta il 69% delle aziende colpite, e la Francia (74%). Inoltre, il numero di attacchi è cresciuto del 3% in un anno.
Tra i Paesi meno colpiti, l’Australia (54%), il Giappone (51%) e il Brasile (44%).

Il ransomware è un programma malevolo che infetta i dispositivi elettronico come smartphone o PC, impedendo al proprietario di accedere a tutti i dati o parte di essi. Nel corso di un attacco ransomware un hacker subordina la rimozione del ‘blocco’ e il rientro alla normale operatività solo dopo il pagamento di una somma di denaro.

Un ottimo investimento per i cybercriminali

Per i criminali della rete gli attacchi ransomware sono sempre più un buon investimento. Nonostante il numero di attacchi sia lievemente diminuito, la media dei riscatti versati dalle vittime è aumentata del 500% nell’ultimo anno, pari a circa 2 milioni di dollari, contro i 400mila dollari del 2023.

Il 63% delle richieste di riscatto ha superato il milione di dollari, mentre il 30% è stata inferiore ai cinque milioni.
Sfortunatamente, si tratta di cifre che non riguardano solo grandi aziende dai fatturati consistenti. Lo scorso anno, infatti, quasi metà (46%) delle organizzazioni con un fatturato inferiore a 50 milioni di dollari ha ricevuto richieste di riscatto a sette cifre.

Oltre al danno ci sono i costi di ripristino

Le stime parlano, inoltre, di un costo medio di ripristino di 2,73 milioni di dollari, in aumento di quasi 1 milione rispetto agli 1,82 milioni di dollari del 2023.
Meno di un quarto (24%) delle aziende che hanno versato un riscatto ha pagato la somma originariamente richiesta, mentre il 44% ha pagato meno di quanto richiesto inizialmente.

Lo ‘sconto’, tuttavia, è minimo. I riscatti pagati sono stati mediamente pari al 94% della cifra richiesta all’inizio. In oltre quattro casi su cinque (82%) i fondi utilizzati per pagare il riscatto sono stati recuperati da più fonti, il 40% è stato recuperato dalle aziende stesse, e il 23% dalle compagnie assicurative. 

Nuovi modi per estorcere denaro

Il 94% delle aziende colpite da ransomware nello scorso anno ha poi affermato che i cybercriminali hanno cercato di compromettere i backup nel corso degli attacchi, si legge su HDBlog.it.

Tale proporzione sale al 99% nel caso degli enti pubblici. Nel 57% dei casi, i tentativi di colpire i backup sono andati in porto, e nel 32% degli incidenti che hanno provocato la cifratura dei dati questi ultimi sono stati anche sottratti (in lieve aumento rispetto al 30% dell’anno precedente), aumentando la capacità degli autori dei cyber attacchi di estorcere denaro alle loro vittime.

Password, come crearne una veramente efficace?

Le password fanno ormai parte della nostra vita quotidiana. Dalla posta elettronica all’home banking, dai siti di acquisti all’allarme di casa, tutta la nostra esistenza è appesa… a una parola. Ecco perchè è tanto importante sceglierla con attenzione. Questa è la ragione per cui esiste il “World Password Day”, una giornata dedicata a promuovere le migliori pratiche in ambito di sicurezza informatica. Le password sono il primo baluardo contro i cybercriminali, ed è quindi fondamentale assicurarsi che siano quanto più sicure possibile. 

Mai usare una password “universale” per tutti gli account

Un errore comune è usare la stessa password per tutti gli account, agevolando gli hacker nell’accesso ai nostri dati. Secondo un rapporto di Verizon sulle violazioni di dati, le password compromesse sono responsabili dell’81% delle violazioni legate alle attività criminali.

Le dieci regole della password efficace

Per scegliere passoword con la giusta consapevolezza, Veronica Pace, del marketing di Trend Micro Italia, ha condiviso 10 suggerimenti per creare password efficaci. I primi tre consigli sono: evita sequenze comuni di lettere e numeri, come “qwerty” o “12345”, facilmente indovinabili. Non usare la data di nascita, facilmente reperibile online. Combina lettere, numeri e simboli in password di almeno otto caratteri, più difficili da decifrare.

Lasciar fuori dalla password nomi e dati personali

Il quarto consiglio è di evitare di utilizzare il proprio nome come password, poichè alcuni siti potrebbero rilevarlo e impedirne l’uso. Allo stesso modo, non andrebbero impiegate nella password informazioni personali, perchè i cybercriminali potrebbero trovarle facilmente online. La sesta indicazione è di scegliere password non comuni, evitando combinazioni come “password” o “1234567890”.

L’unicità protegge: sì alla complessità 

Gli ultimi quattro suggerimenti sono estremamente pratici. Il settimo è di non riutilizzare le stesse password per più account, perché ogni password dovrebbe essere unica. L’ottavo consiglia di usare passphrase lunghe e complesse, combinando più parole con numeri e simboli, mentre il nono è di non cambiare solo un carattere ogni volta che si aggiorna la password, agevolando il “lavoro” dei criminali. Infine, l’ultima dritta è quella di utilizzare un generatore di password e un gestore di password, evitando pertanto di scrivere le “parole magiche” su carta o post-it. Seguire queste linee guida può aiutare a proteggere i nostri account e i nostri dati personali da possibili attacchi informatici.