PMI, la sicurezza informatica deve diventare una priorità 

La sicurezza informatica deve essere una priorità per le piccole e medie imprese italiane, che si trovano sempre più esposte a rischi legati alla digitalizzazione. Secondo l’Osservatorio ASUS Business, realizzato in collaborazione con Research Dogma, l’83% delle aziende riconosce l’importanza della cybersecurity quale elemento strategico per la propria attività. Eppure, nonostante questa consapevolezza, molte imprese faticano a implementare misure adeguate per proteggere i propri sistemi e dati sensibili.

Un dato particolarmente allarmante riguarda la scarsa preparazione dei dipendenti: la metà di loro non è in grado di riconoscere un’email di phishing. Questa evidenza rivela quanto le aziende siano esposte agli attacchi informatici.

Le principali vulnerabilità delle piccole e medie imprese

Negli ultimi tre anni, quasi la metà delle PMI ha subito almeno un incidente di sicurezza, mentre una su cinque ha affrontato più di un attacco. Le minacce informatiche non si limitano agli attacchi esterni, ma includono anche problemi interni, guasti tecnologici e furti fisici di dispositivi aziendali. Il caso di CrowdStrike, che ha compromesso la continuità operativa di milioni di aziende in tutto il mondo, dimostra quanto sia fragile l’equilibrio della sicurezza informatica per le imprese.

Un altro aspetto preoccupante riguarda il furto di dotazioni informatiche: il 5% delle PMI ha subito il furto di laptop, server o altri dispositivi, con conseguenze dirette sulla protezione dei dati aziendali.

Il ruolo dei dipendenti nella sicurezza aziendale

Il coinvolgimento dei dipendetti è uno degli aspetti più delicati della cybersecurity. Il 68% delle PMI che ha subito attacchi ha registrato un impatto negativo sulle attività aziendali, con una riduzione della produttività in più della metà dei casi. Un dato ancora più grave evidenzia che il 15% delle imprese ha visto gli stessi lavoratori quali inconsapevoli “complici” del problema, a causa di errori nell’uso degli strumenti informatici e della scarsa attenzione ai tentativi di phishing.

Nonostante questi rischi, solo il 35% delle aziende ha avviato programmi di formazione sulla sicurezza informatica, lasciando quindi il personale impreparato. Basti pensare che l’autenticazione a più fattori, una soluzione semplice ma efficace per prevenire accessi non autorizzati, è adottata da meno del 40% delle PMI.

Il rischi legati al lavoro da remoto 

L’aumento del lavoro ibrido ha amplificato la vulnerabilità ai cyber-attacchi, esponendo le PMI a nuove minacce. Dall’introduzione dello smart working, il 62% delle imprese ha registrato un incremento dei tentativi di attacco, ma meno della metà ha implementato soluzioni specifiche per proteggere i dipendenti in mobilità. Le principali problematiche derivano dall’uso di reti Wi-Fi domestiche non sicure, dalla mancanza di strumenti adeguati per la protezione dei dati e dall’uso di dispositivi personali per attività lavorative.

Secondo Massimo Merici, System Business Group Director di ASUS Italia, le imprese devono investire in soluzioni avanzate per garantire la continuità operativa e proteggere i dati sensibili. Tecnologie come il BIOS aziendale, il riconoscimento biometrico e il chip TPM 2.0 offrono livelli di sicurezza più elevati e contribuiscono a rafforzare la difesa informatica.
Il futuro della sicurezza informatica nelle PMI italiane dipende perciò dalla capacità delle aziende di adottare strategie efficaci e di investire in formazione e tecnologia.