Amazon, Spotify, Facebook, Google non sono solo aziende tech della Silicon Valley, ma possono diventare lo strumento per abilitare la trasformazione digitale delle imprese.
L’88% delle aziende quotate al principale listino italiano ha sviluppato un’iniziativa in qualche modo legata a una piattaforma. Anche se in realtà in molti casi si tratta semplicemente di servizi lineari digitali, senza le caratteristiche che identificano le vere e proprie piattaforme.
Il Platform Thinking è la capacità di utilizzare meccanismi basati su piattaforme per la trasformazione del business di un’azienda di qualsiasi tipo. Una strategia di innovazione che in Italia interessa già 9 imprese su 10 dell’indice FTSE MIB. Emerge dall’Osservatorio Platform Thinking HUB del Politecnico di Milano.
Di 107 progetti solo 23 di classificano come reali piattaforme
Le piattaforme possono essere definite come gruppi di clienti multipli e interdipendenti ed effetti di rete trasversali, per cui la presenza di un gruppo di utenti aumenta il valore della piattaforma di un altro.
Le piattaforme, quindi, non sono solo strumenti per trasformare il business lineare in un modello più efficiente, scalabile e con costi marginali pari quasi a zero. Sono un meccanismo più ampio per rivoluzionare qualsiasi processo.
Il 46% delle aziende dell’indice FTSE MIB, una percentuale comunque significativa, sta sfruttando appieno le opportunità derivanti dal Platform Thinking. Quanto alle iniziative promosse da queste aziende come ‘piattaforme’ si contano 107 progetti, ma di questi solo il 22%, ovvero, 23 progetti, possono essere classificati come reali piattaforme.
Le tre strategie del Platform Thinking
L’Osservatorio ha identificato tre approcci e 18 strategie che le aziende possono mettere in atto per attuare il Platform Thinking.
La prima è quella della piattaforma come nuovo servizio, che può comportare un nuovo approccio al mercato, una ‘scatola degli attrezzi’ per gli sviluppatori, un’espansione dei servizi esistenti o un nuovo servizio, iniziative di sostenibilità o sviluppo di piattaforme attorno a un prodotto.
La seconda strategia riguarda innovare un’attività primaria dell’azienda, con un’estensione dal lato dell’offerta, piattaforme di seconda generazione, estensioni multilaterali, pubblicità avanzata, apertura a complementi esterni o digitalizzazione dei servizi.
Il terzo approccio è la piattaforma per innovare un’attività di supporto, come raccolta di dati per l’innovazione, piattaforme di open innovation, sistemi di gestione della conoscenza, processo di sostegno all’estensione dell’offerta, progetti di sostenibilità interna e piattaforme di training.
“Uno strumento per creare valore reinventando prodotti e processi”
“Le piattaforme sono uno strumento adatto non solo alle startup tecnologiche, ma anche alle aziende di ogni dimensione e settore per creare valore reinventando prodotti e processi aziendali – spiega Daniel Trabucchi, Responsabile Scientifico e Direttore dell’Osservatorio -. La ricerca dimostra come siano molto diffuse e addirittura pervasive anche nelle aziende nel nostro Paese, creando valore e portando efficienza, efficacia e allineamento all’interno. Ma le piattaforme si rivelano alleate anche in alcune grandi sfide della modernità, come quello della sostenibilità, basti pensare a realtà come Vinted o ToGoodToGoo, che stanno facendo molto per abbattere gli sprechi e favorire l’economia circolare”.