Emerge da un nuovo osservatorio di Qonto, realizzato in collaborazione con Appinio: sebbene la trasformazione digitale sia al centro del dibattito pubblico, lo scenario delle Pmi europee risulta paradossale. Pur faticando con le sfide fondamentali della digitalizzazione le imprese stanno adottando rapidamente strumenti di AI. Ma in un contesto di incertezza economica ciò crea un divario tra ambizioni digitali e realtà operative.
In Europa infatti quasi il 50% dei 25 milioni di Pmi utilizza quotidianamente strumenti di GenAI, come ChatGPT. Ma l’uso di sistemi fondamentali rimane scarso. La gestione documentale digitale raggiunge il 29% e gli strumenti di analisi dati il 27%. Inoltre, solo il 24% utilizza software di contabilità digitale, e appena il 22% piattaforme di videoconferenza.
Mancano strategie chiare e sufficienti risorse
La diffusa consapevolezza maschera una mancanza di urgenza che potrebbe rendere milioni di imprese vulnerabili alla disruption digitale.
Il divario è infatti ancora più evidente considerando gli strumenti digitali adottati.
Nonostante il 92% le Pmi europee consideri digitalizzazione e AI importanti per il business, solo il 62% le considera cruciali per il futuro.
Ciò significa che per quasi 4 aziende su 10 (38%) AI e digitalizzazione sono ‘abbastanza’ importanti, ma non prioritarie. E solo il 19% dispone di una chiara strategia e di risorse sufficienti.
In Italia, nonostante il 77% delle Pmi ne riconosca la rilevanza, solo il 59% considera prioritaria la digitalizzazione.
Pronte per la trasformazione, ma solo a parole
Quasi 7 Pmi italiane su 10 (68%) si dichiarano pronte per la trasformazione digitale: un dato che colloca l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Germania.
Nell’area UE, solo il 60% delle Pmi si considera ben preparato alla trasformazione digitale, mentre circa 10 milioni di aziende (40%) si sentono solo poco o per nulla pronte.
Tra queste, il 10% (2,4 milioni) non è affatto preparato.
In Italia, l’adozione di strumenti di AI, come i generatori automatici di testo o immagini, è in linea con la media europea (46%), ma il Paese registra anche il più alto tasso di stagnazione digitale.
Il 12% delle Pmi non ha introdotto nessuna nuova tecnologia. Per chi ha abbracciato l’innovazione, i punti di forza restano gestione documentale (32%), strumenti di data analytics/business intelligence (30%), marketing automatizzato (27%).
Ostacoli, timori e resistenza al cambiamento
In Italia il 52% delle Pmi risparmia almeno 10 ore settimanali grazie all’automazione, un dato in linea con la media europea (52,7%), mentre il 12% ne guadagna oltre 20.
A livello europeo, una Pmi su dieci risparmia più di 20 ore, pari a mezza settimana lavorativa, e il 53% ne guadagna almeno 10.
Le Pmi italiane, pur con timori nella media (31% sicurezza delle soluzioni digitali, 28% competenze tecniche), sono le uniche in Europa a citare la resistenza interna al cambiamento (22%) come uno dei tre principali ostacoli alla digitalizzazione.
In Europa, i principali freni sono sicurezza (33%), gap di competenze (28%), regolamentazione (25%).