Privacy e sicurezza: l’Italia è divisa dal digital gap

L’Italia soffre gli effetti del digital divide culturale: un italiano su quattro (25%) ritiene indispensabile ripensare la privacy nell’era digitale, mentre il 24% non condivide questa necessità. Inoltre, se nei Grandi Centri il 30% è convinto dell’importanza di ridefinire il concetto di privacy, contro un 20% che non lo ritiene necessario, nei Piccoli Centri le percentuali sono praticamente invertite.

Di fatto, i Grandi Centri, più esposti alle sfide tecnologiche e ai temi legati alla privacy, percepiscono la questione come più urgente, mentre nei Piccoli Centri appare meno rilevante. 
Emerge dal Rapporto Privacy e Sicurezza dell’Osservatorio della Fondazione per la Sostenibilità Digitale.

Le due velocità della sostenibilità digitale

I cittadini digitalizzati e sensibili alla sostenibilità mostrano maggiore fiducia nel cambiamento. Chi, invece, non utilizza il digitale ma è attento alla sostenibilità riconosce il potenziale impatto delle tecnologie, pur manifestando maggiore cautela. Il 40% invece non è digitalizzato né sostenibile: 4 italiani su 10 appaiono ignari o indifferenti al problema 

I social network però sono percepiti da molti italiani come strumenti con un potere eccessivo nel condizionare i comportamenti.
Complessivamente, il 52% degli intervistati ritiene che questa influenza sia significativa, il 23% la considera molto elevata, mentre il 25% la giudica irrilevante. 

Regolamentazione tra incertezza e incoerenza

Per quanto riguarda la regolamentazione, emerge una situazione di incertezza e incoerenza. Il 22% degli italiani richiede interventi governativi più rigidi, e se complessivamente, circa il 50% degli intervistati concorda sulla necessità di una regolamentazione più severa, solo il 24% degli italiani presta sempre molta attenzione alla privacy altrui quando pubblica contenuti online.

Le persone digitalizzate e attente alla sostenibilità si dimostrano le più scrupolose, con il 40% che verifica sempre l’impatto delle proprie azioni e il 46% che lo fa con regolarità.
Anche gli utenti non digitalizzati, ma sensibili alla sostenibilità, pur avendo meno competenze digitali, mostrano una discreta attenzione alla privacy altrui quando pubblicano sui social.

Personalizzazione: una questione che genera ambivalenza

La protezione della privacy è percepita come una priorità per il 34% degli intervistati, mentre il 20% non la considera tale. Questa percezione varia significativamente tra Grandi e Piccoli Centri.
Spostando l’attenzione sul rapporto tra privacy e personalizzazione dei servizi digitali, emerge una certa ambivalenza. Il 45% degli italiani ritiene che la privacy sia ‘poco o per nulla’ sacrificabile rispetto alla personalizzazione, ma nei Piccoli Centri questa percentuale scende al 39%.

In generale, i dati rivelano che sebbene la privacy sia riconosciuta come una priorità, nei Piccoli Centri questo tema non sembra ancora radicato.
Qui, l’attenzione alla protezione dei dati appare percepita come una questione astratta o lontana, a differenza dei Grandi Centri, dove l’importanza della privacy è più consolidata.